TIK Uno spazio e una sperimentazione per ridefinire sociale e politico nell’ambito della migrazione

TIK nasce dal desiderio di creare uno spazio collettivo per immaginare e modificare la prospettiva politica dell’approccio alla migrazione attraverso la generazione di nuove forme di relazione e resistenza. Una sfida che vogliamo provare a percorrere attraverso la sperimentazione di una metodologia di intervento politico nata in Uruguay ai tempi della dittatura militare: la ludopedagogia. Desideriamo creare nuove forme di vincolo fondate sul diritto e sulla necessità di esserci, di vivere, di appartenere, di costruire insieme attraverso la pratica quotidiana e collettiva dello sconfinamento.
Cosa significa accogliere in un momento in cui le persone vengono respinte e ricacciate nei luoghi da dove provengono? Cosa significa creare ponti quando si alzano muri?
TIK non sarà un corso di formazione, non sarà un’assemblea ma una pratica politica rivolta a persone migranti, operator*, avvocat*, mediatrici/ori culturali, insegnanti di lingua italiana, attivist* e tutti coloro che si sentono parte di questo percorso.
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Il percorso sarà facilitato da Ariel Castelo attraverso il metodo della Ludopedagogia
La Ludopedagogia è un metodo che nasce in Uruguay durante la dittatura e che scopre nel Gioco un eccezionale veicolo di promozione della partecipazione e della definizione politica in opposizione alla disumanizzazione e al terrore del regime militare. Da trent’anni crea spazi collettivi di sperimentazione dove incontrarsi con la realtà che si intende trasformare per sperimentare forme di essere, di stare e di fare. Il Gioco diventa azione poetica e politica di conoscenza e crea le condizioni per rendere possibile ciò che si impone come non possibile.
Giocare per conoscere, conoscere per trasformare

Costo: 80 Euro (60 Euro per chi prenota entro il 15 maggio) per iscriversi basta mandare una mail a lisciaportamivia@yahoo.it o chiamare Cristina al 3470559928. Trattandosi di un percorso è necessario poter partecipare a tutte e tre le giornate

IL DIRITTO DI COPIARE

Questo testo, ed in particolare il suo titolo, è una provocazione e allo stesso tempo un invito a pensare in maniera differente; è un modo di chiamare in causa una concezione culturale ed etica relazionata alla costruzione del senso e dell’associarsi; è porre al bando il postulato che “copiare è sbagliato” permettendo così di entrare nella logica del dubbio in cui si soffermano particolarmente gli adolescenti allo scopo di assumere un altro punto di vista, un’altra prospettiva che abiliti un cammino nuovo da poter percorrere.

Non si tratta di consentire “la qualunque” né di conciliare il giusto con l’errato.

Si tratta di porre l’attenzione, senza demonizzazioni, ad una pratica (e non ad un atteggiamento verso la vita) permettendo la possibilità di scrollare e quindi liberare la stessa da ogni risvolto negativo e tossico che gli sia stato attribuito storicamente e culturalmente affinché possa rimanere una azione che non sia considerata né come indebita né come sanzionabile ma al contrario come una strategia di apprendimento e risoluzione.

Si tratta di cogliere “nel copiare” la possibilità della sinergia, dell’incontro di visioni, della coincidenza delle opinioni, della ripetizione dell’idea riformulata, del comportamento, del sentimento, della proposta che emerge e brilla come nuova. Poiché, in fondo, non può che apparire nuova se la guardiamo dalla prospettiva della creatività individuale anche quando esisteva già.

La copia può essere, infatti, un punto di partenza per l’ispirazione o l’apprendimento e non solo un modo di ottenere vantaggi e benefici senza impegno o disimpegno proprio. Può essere un impulso a rompere inerzie paralizzanti, un dare valore ad un altro punto di vista, un posizionamento di disobbedienza, di ribellione, di ricerca e costruzione sociale ed educativa.

Il copiare è demolire un mito ed una paura socialmente imposta e religiosamente rispettata. Non esiste una copia pura poiché c’è sempre un’aggiunta tangibile o intangibile di colui che copia e, se lo rendiamo visibile e cosciente, magari, riusciremo a riscattare il valore positivo sia dell’atto di “appropriazione” dello stesso sia del suo cambiamento attraverso ciò che ha aggiunto o modificato per utilizzarlo.

Possiamo anche noi copiare qualcosa di ciò che succede nel Gioco per trasferirlo a ciò che accade quando si produce l’incontro educativo tra educando ed educatore.

Gennaio 2016 – Prof. Ariel Castelo – Direttore del Centro La Mancha – Montevideo, Uruguay

Zuppa di Sasso: una restituzione

E’ quasi inverno.

Un vecchio lupo si avvicina al villaggio dove vivono gli animali.

Il lupo bussa alla porta.

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“non aver paura gallina, lasciami scaldare al tuo caminetto e permettimi di preparare la mia zuppa di sasso.”

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La gallina non sa che fare, non è tranquilla, ma è curiosa.

Decide di aprire la porta.

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“Gallina, per favore, portami una tazza, qualcosa di eccessivo e tieni un sasso.”

[…]

“Nella mia zuppa metto sempre della diffidenza, dell’imbarazzo, della nostalgia e anche della canaglia.”

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“io ci metto dell’aglio, mi piace che si risenta anche a distanza”

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“io, nella mia zuppa ci metto sempre un cucchiaio di dolcezza”

“io, per provare, ci metto anche dell’aggressività e un pizzico di autorità”

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“io ci metto calore e creatività”

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Le due giornate passano in fretta.

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Alcuni vengono altri vanno, altri ancora tornano.

Alcuni fuggono.

Altri faticano ma resistono.

[…]

Ci si tocca nel profondo.

Ovunque.

[…]

Il lupo serve tutti gli animali.

la cena dura fino a tardi, ognuno si serve ben tre volte.

[…]

Poi il lupo tira fuori dal sacco un coltello appuntito e …infilza il sasso:

“non è ancora cotto” dice. “Se permettete me lo riprendo per la cena di domani.”

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I sassi di ciascuno prendono il sapore degli altri, ma non sono ancora cotti e possono essere usati per altre gustose zuppe.

Con altri tempi e altri sapori. Interessanti capovolte

[…]

“Vi ringrazio per questa bella serata.”

“Tornerai presto?” chiede l’oca?

Il lupo non risponde.

Ma non credo sia mai tornato.

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Qui il pdf della restituzione zds per intero.

 

 

 

 

 

 

 

 

UNA ZUPPA DI SASSO: LABORATORIO DI LUDOPEDAGOGIA

L’Associazione Liscìa e Curtigghiu Cucina Confidenziale presentano:
LABORATORIO DI LUDOPEDAGOGIA
UNA ZUPPA DI SASSO

Un percorso per giocarci confidenze riverenze e conoscenze
Per conoscere qualcuno devi giocarci un pizzico di sale!
Ragusa 5 e 6 Dicembre 2015
dalle 10.00 alle 18.00

barattoli liscìa

La Ludopedagogia è una metodologia educativa e un modello di intervento sociale e comunitario basato sul Gioco che nasce in Uruguay ai tempi della dittatura: da forma di resistenza, la Ludopedagogia è divenuta metodo di lavoro sociale. Conoscere per trasformare, giocare per conoscere.

Il Gioco ci spinge a fare un viaggio che, se ce lo permettiamo, può portarci verso luoghi sorprendentemente interessanti ad approfondire la conoscenza della realtà nella sua interezza. E’ una provocazione che fa muovere l’inerzia con lo spaesamento, con qualcosa che ci fa sentire scomodi e ci toglie dal luogo sicuro dove tutto è conosciuto.
(liberamente tratto da Con i piedi nella terra la testa tra le nuvole e il cuore tra le mani, Ariel Castelo)

Facilitato da Cristina Laura Cecchini e Cristina Gasperin
Dove: Ragusa, contrada Buttino (SP 13)
Costo: il percorso si articola su due giornate, dalle 10 alle 18, al costo di 50 euro
Come iscriversi: manda una mail a lisciaportamivia@yahoo.it oppure contattaci su Facebook alla pagina Liscìa. Prenotazioni entro il 20 novembre

Per maggiori informazioni sul metodo www.lisciaportamivia.org

MPARes * juegos enredados EN amores colectivos

un report della xi biennale del gioco di montevideo…per chi mastica spagnolo!

colectivo clinameN

Intento – inevitablemente denso y al mismo tiempo incompleto – de ordenar sensaciones resonancias y aprendizajes de un transito personal por la XI BIENAL INTERNACIONAL DEL JUEGO (Montevideo, Uruguay, del 18 al 22 de septiembre de 2015)

¿Cómo hablar entorno al amor sin ser cursi o moralista? [L]
¿Cómo dar cuenta de la poética de un encuentro amoroso colectivo
que atravesó las pieles, las mentes, los corazones, las historias y las sensibilidades
de quienes participamos?
Agradeciendo y compartiendo.

Foto de María Piriz

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